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Fare una Sadaqa Jariya per sé stessi: è egoismo?

Fare una Sadaqa Jariya per sé stessi: è egoismo?

No. Fare una Sadaqa Jariya formulando l'intenzione per sé stessi è del tutto ammesso, ed è anzi il caso più comune. Ciò che conta non è per chi si fa l'intenzione, ma ciò che il gesto produce davvero per gli altri.

La domanda ritorna spesso, ed è sana: mostra che ci si interroga sulle proprie motivazioni.

Cosa cambia il gesto per gli altri

Un albero piantato nutre le stesse persone, fa lavorare le stesse squadre e produce per la stessa durata, che l'intenzione sia fatta per te, per un genitore o per un defunto.

L'intenzione non modifica nulla dell'effetto concreto. Dice solo a chi è dedicato il gesto.

Dove comincia il problema

La difficoltà non è fare qualcosa per sé. È fare qualcosa per essere visti.

Non è la stessa cosa. Donare sperando in un bene per sé resta un dono. Donare perché gli altri lo sappiano trasforma il gesto in qualcos'altro. È questo confine che merita attenzione, non quello del beneficiario dell'intenzione.

Un segnale semplice

Una domanda permette spesso di decidere: lo farei se nessuno dovesse mai saperlo?

Se la risposta è sì, l'intenzione è probabilmente al suo posto. Se è no, non significa che non bisogna farlo, ma che c'è qualcosa da aggiustare dentro di sé.

Il caso più frequente

Molti compiono il gesto per sé stessi e, nello stesso tempo, per una persona cara. Un albero per sé, uno per un genitore. Niente lo vieta, e non è un modo di rifarsi.

Altri cominciano da sé stessi, poi estendono gradualmente alla famiglia dopo aver visto cosa produceva concretamente il gesto.

Cosa è meglio non fare

Paralizzarsi a forza di interrogarsi sulla purezza della propria intenzione. È una trappola classica: a voler essere irreprensibili, si finisce per non fare nulla.

L'intenzione si lavora agendo, non aspettando di essere perfetti. Un albero piantato con un'intenzione imperfetta cresce comunque, e nutre comunque.